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— 90 anni

90 anni Bompiani: gli anni Sessanta


La storia dei novant'anni della casa editrice Bompiani, un decennio per volta. 

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Philip Roth e “I numeri”

Bompiani è il primo editore italiano di Philip Roth: il suo esordio, Addio, Columbus (poi riproposto nel 1969 col titolo La ragazza di Tony) inaugura la nuova collana “I numeri”. Bompiani rimarrà per i vent'anni successivi l'editore del grande scrittore americano: dopo Addio, Columbus usciranno nel corso del decennio Lasciarsi andare e il capolavoro Il lamento di Portnoy, seguiti negli anni settanta e ottanta da Cosa bianca nostra, La mammella, La mia vita di uomo, Professore di desiderio, Lo scrittore fantasma, Zuckermann scatenato, La lezione di anatomia, L'orgia di Praga e La controvita. Ma Roth non è la sola stella a brillare ne "I numeri". La collana, attiva per soli tre anni, è destinata a proporre autori particolarmente rappresentativi del panorama letterario di quel periodo: oltre a Roth, Luciano Bianciardi, Giuseppe Cassieri, Luigi Malerba, Rodolfo J. Wilcock e Tullio Kezich.

Umberto Eco e “Amletica leggera”

Un'altra pietra miliare nella storia della casa editrice viene posata in questi anni. Entrato alla Bompiani nel 1959, Umberto Eco vi pubblica il primo libro nel 1962: Opera aperta, a cui si collegherà Le poetiche di Joyce, uscito nel 1966. È con Bompiani che Umberto Eco farà uscire quasi tutte le opere successive, di saggistica e di narrativa: il suo legame con l'editore è forte, e il suo contributo è decisivo in molte scelte editoriali. Proprio a lui, per esempio, si deve la nascita di “Amletica leggera”, una collana che tra il 1967 e il 1977 presentà al pubblico italiano i più famosi autori dell'umorismo internazionale, da Woody Allen a Quino, da Enzo Jannacci e Giuseppe Viola a Paolo Villaggio, nell'ottica di una letteratura intesa come gioco, divertissement umoristico e satira.

1962: “Uomo e società”

Antropologia culturale, psicoanalisi, semiologia, sociologia: sono queste le materie alla base della collana “Uomo e società”, attiva per undici anni, fino al 1973. Il progetto grafico, firmato da Bruno Munari, servirà da modello anche per collane successive di saggistica. Tra gli autori che pubblicati spiccano Margaret Mead, Carl Gustav Jung, Roger Bastide, Károly Kerényi, veri luminari nei loro rispettivi campi di studio.

1963: Tanizaki e Malerba

Nel 1963 Bompiani pubblica due grandi autori del Novecento: Jun'ichirō Tanizaki e Luigi Malerba. Del primo escono La chiave e Due amori crudeli, del secondo La scoperta dell'alfabeto. Si tratta, nel primo caso, di una delle prime aperture della casa editrice all'estremo Oriente (che non a caso proprio a fine decennio, in concomitanza col Nobel, darà alle stampe l'altro grande autore della letteratura giapponese, Yasunari Kawabata) e si rivelerà proficua: le opere di Tanizaki confluiranno in un volume dei “Classici” e in un'apposita sezione dei Tascabili. Malerba, invece, inizierà con Il serpente del 1966 la serie delle sue opere apparse nella “Letteraria” mentre nella collana di Eco “Amletica leggera” uscirà Millemosche, scritto a quattro mani con Tonino Guerra.

“Il pesanervi”, i “Classici”, Ginevra Bompiani e Dacia Maraini

Il fervore di questo decennio porta, nella seconda metà degli anni sessanta, alla nascita di ancora due collane: “Il pesanervi”, ideata e diretta da Ginevra Bompiani, figlia di Valentino, dedicata a testi tra il fantastico e il surreale, tra il gotico e il nero (tra gli altri, Il golem di Gustav Meyrink, Il monaco di M.G. Lewis, L'invenzione di Morel di Adolfo Bioy Casares e Il super maschio di Alfred Jarry), e i “Classici”, la cui prima serie, con le Opere di Alvaro, Brancati, Camus, Eliot, Gide, Kafka, T.E. Lawrence, Marotta, Moravia, Patti, Sartre, Irwin Shaw, Steinbeck, Tecchi e Zavattini, proseguirà fino al 1974.

Nel 1967 che vede la nascita dei “Classici” arriva in libreria anche A memoria, la prima opera di Dacia Maraini pubblicata da Bompiani nella collana “Neofigurativi”, aperta alle istanze sperimentali di tipo neoavanguardistico. I libri successivi della scrittrice, da Memorie di una ladra a La vacanza, da E tu chi eri a Lezioni d'amore, usciranno invece nella “Letteraria”.

Le nuove “Idee nuove” e i “Nuovi saggi italiani”

Si deve a Enzo Paci e soprattutto a Umberto Eco il rilancio delle “Idee nuove”, testi essenziali dei nuovi orientamenti metodologici legati alla fenomenologia, alla linguistica e alla semiologia. Nel 1969 esce il volume che inaugura la moderna narratologia, L'analisi del racconto, a firma dello stesso Eco e di altri autori, tra i quali Roland Barthes, Tzvetan Todorov, Algirdas J. Greimas, Gérard Genette. “Idee nuove” inaugura in Bompiani un'atmosfera particolarmente favorevole alle nuove prospettive metodologiche che stanno trasformando profondamente la cultura italiana degli anni sessanta, fino ad allora tributaria dell'egemonia crociana. In quest'ottica la casa editrce apre i suoi spazi ai giovani e più preparati studiosi italiani, inaugurando i “Nuovi saggi italiani”: Renato Barilli, Gian Luigi Beccaria, Gianfranco Bettetini, Furio Colombo, Franco Ferrucci, Angelo Guglielmi, Ferruccio Rossi-Landi, Gianni Vattimo, solo per citare i più noti.

La collana anniversario

Per celebrare un compleanno importante come il novantesimo, il primo con Giunti Editore, Bompiani ha scelto un libro per ognuno dei nove decenni della propria storia: un riassunto minimo ed essenziale delle puntate precedenti per una casa editrice che, restando fedele a se stessa, ha avuto numerose identità e ha varato un catalogo vastissimo e diversificato. Per gli anni sessanta abbiamo selezionato Il suono della montagna di Yasunari Kawabata.

1969, Il suono della montagna, Yasunari Kawabata

Nel 1968 Yasunari Kawabata diventa il primo scrittore giapponese a vincere il premio Nobel per la letteratura con questa motivazione: “La sua maestria narrativa esprime con straordinaria sensibilità l'essenza del pensiero giapponese.” Valentino Bompiani aveva già iniziato a interessarsi alla moderna narrativa nipponica iniziando la pubblicazione dei romanzi di Jun'ichirō Tanizaki pochi anni prima e un anno dopo la vittoria fa arrivare in Italia il capolavoro del grande maestro giapponese, Il suono della montagna, appunto, uscito in Giappone più di un decennio prima, tra il settembre 1949 e l'aprile 1954. La prima edizione completa in volume singolo è solo dell'aprile 1954, quindi addirittura successiva al film di Naruse Mikio che ne è tratto, uscito nelle sale il 10 febbraio dello stesso anno. Tradotto da Atsuko Ricca Suga, sensibile mediatrice tra la propria cultura d'origine e quella adottiva italiana, il romanzo narra la storia di Shingo, uomo sensibile e inquieto, assorto nei propri sogni e nelle tristezze del passato e tormentato dai terrori e dalle premonizioni del presente quali il suono della montagna, appunto, un suono come di vento lontano o come il rimbombo della terra, incitamento a prendere decisioni e allo stesso tempo possibile presagio della morte che si avvicina.