Giunti Editore

Delitto per delitto

Delitto per delitto
Giallo, come le copertine delle serie che si collezionano da anni se non da generazioni, cercate tra gli scaffali delle librerie e tra le bancarelle dei mercatini di quartiere.

 

 

Nero, come gli occhi dell’assassino, come le ombre agli angoli delle strade, come le notti in cui non può succedere nulla di buono.

 

Rosso, come il sangue versato, schizzato, repertato, analizzato.

 

Come è possibile che un genere che ha il suo motore nella morte sia così pieno di colore e di vita? Perché l’indagine diventa un pretesto: per allenarci a scoprire prima di tutti (secondi solo all’autore e a Guglielmo da Baskerville) chi è l’assassino e perché ha agito così; per raccontare chi siamo, i nostri incubi e le nostre perversioni, e in che mondo viviamo.

 

Viaggiatori nel tempo, come David Hunter, l’antropologo forense di Simon Beckett che legge il passato nelle ossa, e viaggiatori nello spazio, come Aaron Falk di Jane Harper che ci porta nell’outback australiano o Mario Conde, di Leonardo Padura, che ci guida nei quartieri nascosti dell’Avana. O ancora possiamo muoverci in tranquille cittadine di provincia, dove le finestre non tengono solo fuori il freddo ma nascondono inferni domestici dietro le tende ben tirate, come succede allo sceriffo Koznowski in Esequie, di Jim Knipfel.

 

In ogni caso il vero campo di battaglia, quello tra bene e male, tra luce e ombra, è il fragile terreno dell’anima umana: forse per questo Edgar Allan Poe scriveva che in fondo «l’essenza di tutti i delitti rimane impenetrabile».