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— Parola all'editore

Viaggio nella Florida armata

Viaggio nella Florida armata

“Mia madre era una tazza di zucchero. Potevi prenderla in prestito quando volevi.”

È così che comincia Gun Love, un romanzo feroce e pieno di contraddizioni. È il ritratto amaro dell’America contemporanea, spietata e brutale: c’è la Florida armata, piena di povertà e rassegnazione, innaffiata da sangue innocente. Ma c’è anche la Florida dell’amore, della musica, della poesia. Le pistole prendono il posto dei mazzi di fiori, i cuccioli di alligatore vengono sterminati senza una ragione davanti ai bambini attoniti. Non si può non amare Pearl, la tenace eroina di questa fiaba nera, che attraversa la vita a bordo di una Mercury ’94 insieme alla madre, Margot, senza mai un lamento ma con sguardo acuto e grande ironia. Per lei è questa la normalità, sono sempre state loro due, madre e figlia contro il mondo. Il loro piccolo universo poggia su un legame che nemmeno la violenza più cieca può spezzare. Ma poi arriva Eli, il signor Non Tornare, e distrugge tutto con il suo fascino letale e un discreto traffico di armi. E Margot, “così buona da essere troppo buona”, ci casca in pieno, anche se “conosceva a memoria tutte le canzoni dell’università dell’amore”, quelle con un farabutto che arriva e porta scompiglio nella vita delle brave ragazze. Perché Gun Love di musica è pieno: c’è un po’ di blues, un po’ di country. La malinconia delle ballate di Johnny Cash, un pizzico della follia di Nick Cave, una punta del genio di Bob Dylan. C’è tanta amarezza intrisa di passione, colma di rimandi. A Cormac McCarthy, a David Cronenberg, ai magnetici racconti di Lauren Groff, che alla Florida ha dedicato una raccolta intera. Gun Love è un mondo tutto da scoprire. La sua scrittura essenziale, intensa ed evocativa ci svela una società cupa, selvaggia, incasinata.
 

“Nella nostra parte della Florida era tutto incasinato. La vita sembrava sempre una scarpa sul piede sbagliato.”

Non c’è pace in questo viaggio struggente disseminato di ingiustizie e invaso da una crudeltà gratuita, dove però non si perde mai la speranza in un futuro migliore.
Perché è questo il grande pregio di Jennifer Clement: ci permette di scorgere la bellezza nella tragedia.


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