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— Parola all'autore

Lei non sa chi sono io! Con Salvatore Maira

Lei non sa chi sono io! Con Salvatore Maira

Lei non sa chi sono io! è un questionario semiserio per conoscere meglio i nostri autori. In questa puntata chiacchieriamo con Salvatore Maira, scrittore e regista. Per Bompiani ha scritto i suoi primi due romanzi: Diecimila muli ed Ero straniero.


Chi ti ha insegnato a leggere e scrivere?

Ricordo tre persone contemporaneamente, anche se la prima è stata suor Giovanna. Le prime due classi le ho fatte dalle suore salesiane. Suor Giovanna aveva un volto chiaro e intenso, assomigliava a tante attrici svedesi degli anni ’50. Forse è il ricordo di lei che mi ha spinto sia a realizzare un film (anni ’90) che a scrivere un romanzo (l’ultimo) che hanno una suora come protagonista. Dalla terza alla quinta, il maestro Pilato. Severo e a volte rabbioso ma votato all’insegnamento come un missionario, da lui ho imparato che la scuola è una delle cose più serie della vita, anche se per me è stata una grande oppressione. La terza mia madre, che avendo dovuto abbandonare presto la scuola che amava molto, dopo la morte del padre, nel seguirmi leniva la sua nostalgia.

Volevi fare lo scrittore già da piccolo?

Non ci ho mai pensato. Facevo fatica a stare a lungo seduto e fermo, volevo fare l’acrobata, tante volte ho rischiato sui tetti, finché l’hanno riferito ai miei e ho smesso dopo una bastonatura.

Qual è il primo libro che ricordi di aver amato da bambino, e l’ultimo libro che hai letto? 


Uno zio mi regalò lo Zingarelli. Viveva a Roma e ogni anno veniva in Sicilia per qualche giorno. Un anno si presentò con una specie di mattone scuro che era il vocabolario. Mi colpì dapprima la sua forma, l’altezza e il colore. Mi piacquero anche i caratteri e l’impaginazione in colonne. Cominciai a frequentarlo, ci cercavo di tutto, anche quello che non poteva esserci, come se contenesse tutto il mondo. Ce l’ho ancora. Ho letto in questi giorni due libri contemporaneamente, La paranza dei bambini e La scopa di don Abbondio.

Dove scrivi, come scrivi (a mano o su un computer) e in quali momenti della giornata?

Scrivo al computer, lo strumento che si avvicina di più alla libertà che dà il foglio di carta e la penna. Scrivo nel pomeriggio fino all’ora di cena, di solito sulla punta di un tavolo che dovrebbe servire ad altro, spesso mi sposto per inseguire la luce naturale.

Qual è la libreria che frequenti più spesso?

Frequentavo quasi esclusivamente la Feltrinelli di via del Babbuino. Da quando l’hanno chiusa, vado raramente in libreria e dove capita.

In viaggio porti con te libri di carta o eReader?

In viaggio leggo giornali e riviste, raramente libri. Lo stesso in vacanza. Scrivo appunti, in treno soprattutto. Comunque mi porto un eReader ma più come un pezzo della casa che uno strumento di lettura. L’idea che posso leggere un tratto dello Zibaldone, un racconto di Dostoevskij o di Saramago, trasforma l’eReader in un amuleto.

Dove preferisci leggere?

A letto. Sono attrezzato per tutta la notte.

In che ordine tieni i libri sui tuoi scaffali?

I miei scaffali smottano spesso. Sono passato da un ordine alfabeto a quello per editore, a quello per nazionalità degli autori, a quello per tema. Alla fine ha prevalso la confusione, non c’è più nessun ordine e spesso devo ricomprare un libro perché non si trova più.

Casa editrice o autore straniero molto amato?

Non c’è un autore straniero che amo più di tutti. E sono molti quelli che leggo e rileggo, soprattutto europei della seconda metà dell’Ottocento: come dire tutto, modernità compresa.

Un titolo che ti rappresenta o che vorresti aver scoperto tu.

Cristo si è fermato ad Eboli. Non mi rappresenta, ma mi viene in mente tutte le volte che penso a un titolo.

C’è un libro che ti ha salvato in un momento difficile, o che ha cambiato il tuo percorso di vita?

Nei momenti difficili nessuno mi ha mai salvato, né libro, né persona. Ma molti romanzi mi hanno insegnato l’indulgenza come valore esistenziale.

Un libro che hai regalato a una persona amata?

Ahimè, nessuno.

Qual è il personaggio letterario che hai amato maggiormente?

La sfortunata protagonista di Storia di una capinera.

E quale il luogo della letteratura – anche fantastico – che vorresti visitare?

Molti anni fa a Leningrado, come si chiamava allora, ho passato giornate intere a rintracciare strade, edifici, ponti e bettole nei seminterrati, dei romanzi e racconti di Dostoevskij. È stata un’esperienza più sentimentale che letteraria. Ci ho riprovato con la Milano delle novelle di Verga, ma non è andata bene.

Quale libro secondo te si dovrebbe far leggere a scuola?

Storia segreta della Sicilia di Giuseppe Casarrubea, Bompiani 2005. Per capire come i guasti della nostra democrazia erano presenti all’atto della sua nascita, quindi per capire il presente. In alternativa Diecimila muli, Bompiani 2016.

Quale consiglio daresti a uno scrittore esordiente?

Di non starci a pensare. Di non inseguire la figura dello scrittore e tutto quello che la circonda. Di usare la scrittura come un combattimento.

Facebook, Twitter, Instagram, o sei per il silenzio-social?

Mi piacerebbe che qualcuno li usasse per me.

Un aggettivo per il tuo carattere e un carattere di stampa che ti piace.

Sono nato bordellista e diventato umbratile. Il carattere: quello che sto usando per le risposte (Times New Roman).

Copertina rigida o brossura?

Brossura fa più chic.

Un tuo sogno?

Vengo giù da una montagna planando di sperone in sperone, controllando la gravità. È il sogno che mi piace di più, ma non è frequente.


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