Giunti Editore

La Glasgow nera e sincopata di Alan Parks

La Glasgow nera e sincopata di Alan Parks

"La Scozia dei castelli, dei paesaggi da fiaba, dei campi da golf, dei villaggi in cui tutti si conoscono e sembrano vivere in armonia non è la Scozia dipinta dallo scrittore Alan Parks nei suoi romanzi dedicati al detective Harry McCoy. Parks si tiene ben lontano dagli stereotipi e mette in scena una Glasgow cupa, a tratti desolata, ma spesso caotica e infida. In Gennaio di sangue i morti ammazzati si susseguono tanto da far dire al superiore di McCoy, Murray: ‘Non siamo mica a Chicago, cazzo. Qui non si spara nella stazione degli autobus.’

La vicenda è ambientata nel gennaio del 1973, un periodo di grande rinnovamento urbanistico per Glasgow, e la città è la protagonista assoluta del libro. Le nuove autostrade che distruggono con il loro arrivo interi quartieri della metropoli sono dappertutto, tanto che McCoy spesso si perde in zone urbane a lui prima ben note e si trova a borbottare tra sé e sé frasi da vecchio nostalgico, anche se ha soltanto trent’anni. 

McCoy è figlio di alcolizzati, ha passato l’infanzia in un istituto e ha dovuto scegliere molto presto se diventare un poliziotto o un criminale; ha abitudini e frequentazioni poco consone al suo ruolo di detective della polizia di Glasgow, ma anche un’integrità morale che spesso gli causa più problemi che altro. 

Nelle pagine di Parks rivive in tutto il suo smorto splendore la Gran Bretagna dei primi anni ’70, quella schiacciata dalla crisi energetica e dai problemi occupazionali, quella che si stava accorgendo che i fasti dell’Impero erano tramontati per sempre, quella che aspettava quasi supinamente l’arrivo della signora Thatcher. Ma è anche la Gran Bretagna che sta metabolizzando lo scioglimento dei Beatles e sta vivendo la breve stagione del glam, con i suoi eccessi nel look che spaventano la già spaventata classe media. Parks, con un passato di discografico, sparge perle musicali per tutto il libro, fino all’inatteso incontro a tu per tu con un grande divo del glam rock, appunto.

Parks ha il pregio di scrivere semplice. Come traduttore ho apprezzato moltissimo questa sua caratteristica. Scrive semplice ma ha un grande controllo del ritmo della frase, non usa quasi mai la congiunzione “e”, preferisce sostituirla con una virgola, e questo rende la frase poco cantabile e sempre sincopata. Non eccede in immagini stravaganti, non fa parte di quegli scrittori che sembrano essere in lizza per vincere il premio per la similitudine più stupefacente, preferisce far procedere la storia senza perdersi troppo nella descrizione di stati d’animo, e anche i flashback sono usati con giusta misura.

Con Parks e Gennaio di sangue l’Italia ha l’occasione di scoprire un autore e un mondo che hanno già conquistato la Scozia e che hanno tutti gli ingredienti per diventare di culto anche da noi."

Marco Drago, traduttore