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— Parola all'autore

Lei non sa chi sono io! Con Enrico Palandri

Lei non sa chi sono io! Con Enrico Palandri

Lei non sa chi sono io! è un questionario semiserio per conoscere meglio i nostri autori. In questa puntata chiacchieriamo con Enrico Palandri, scrittore di lungo corso. Per Bompiani ha recentemente pubblicato il suo ultimo romanzo, L'inventore di se stesso, e il saggio Verso l'Infinito.


Chi ti ha insegnato a leggere e scrivere?

A scuola, immagino in prima e seconda elementare, e credo non sia stato facile. Avevo molte difficoltà e in seconda elementare ho rischiato la prima bocciatura, tanto che mi cambiarono scuola nell’ultimo paio di mesi per evitarlo.

Volevi fare lo scrittore già da piccolo?

Sì, il primo progetto: un libro sull’uomo di cui porto il nome, avevo sette anni.

Qual è il primo libro che ricordi di aver amato da bambino, e l’ultimo libro che hai letto? 


Piccolo alpino di Salvator Gotta e Il tunnel di Yehoshua.

Dove scrivi, come scrivi (a mano o su un computer) e in quali momenti della giornata?

Dalla composizione a mente al computer uso tutto. Scrivo molto con la penna stilografica in bellisimi quaderni rilegati, da Olbi o da qualche altro rilegatore veneziano. Gli articoli solo e direttamente al computer. La maggior parte del lavoro dei romanzi è al computer, anche se spesso certe idee nascono da appunti che ho preso a mano.

Qual è la libreria che frequenti più spesso?

Cafoscarina a Venezia e Waterstone a Londra.

In viaggio porti con te libri di carta o eReader?

Libri di carta.

Dove preferisci leggere?

Ovunque.

In che ordine tieni i libri sui tuoi scaffali?

 All’inizio dividevo la letteratura dalla saggistica. Le letterature erano divise per lingue e all’interno seguivo per il passato un ordine cronologico e per il contemporaneo quello alfabetico. Questo sistema è stato travolto. Non credo più alla distinzione tra saggistica e letteratura, un buon libro di storia fa parte della letteratura (pensiamo a Erodoto o Tucidide). Così anche per Benjamin o Leopardi. Il contemporaneo è almeno in parte passato e quindi dovrebbe essere ordinato cronologicamente. Ma anche l'idea che sia la storia a ordinare i flussi tra I libri, o le lingue, mi appare indadeguata.

Casa editrice o autore straniero molto amato?

Cosa significa straniero? Sento molto più miei Shakespeare, Proust o Tolstoj di D’Annunzio.

Un titolo che ti rappresenta o che vorresti aver scoperto tu.

La divina commedia, Guerra e pace, tutto quel che ho amato. In realtà per i miei libri vanno bene i titoli che ho scelto.

C’è un libro che ti ha salvato in un momento difficile, o che ha cambiato il tuo percorso di vita?

Tanti. La letteratura americana nell’adolescenza, soprattutto Keruac, Miller, Hemingway, Steinbek. Poi Leopardi, dai vent’anni in poi, soprattutto appena arrivato a Londra. Dante, Proust.

Un libro che hai regalato a una persona amata?

Catullo.

Qual è il personaggio letterario che hai amato maggiormente?

Pierre Bezuchov.

E quale il luogo della letteratura – anche fantastico – che vorresti visitare?

Mi piacerebbe vivere a Trieste prima della prima guerra mondiale, con Svevo e Joyce.

Quale libro secondo te si dovrebbe far leggere a scuola?

Non si deve mai nulla.

Quale consiglio daresti a uno scrittore esordiente?

Vivere e sopravvivere a quanto ci accade interiorimente quando si legge con l’anima.

Facebook, Twitter, Instagram, o sei per il silenzio-social?

Nulla.

Un aggettivo per il tuo carattere e un carattere di stampa che ti piace.

Tendo a scrivere in Palatino 14, e non sta a me parlare di me.

Copertina rigida o brossura?

Dipende dal libro, ma in generale rigida. Il libro è un bell’oggetto, fino al ‘700 si facevano rilegare individualmente!

Un tuo sogno?

Qualche settimana fa, dopo aver letto che Je t’aime... moi non plus era stata scritta per Brigitte Bardot, ho fatto l’amore con lei.


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