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— Parola all'autore

Lei non sa chi sono io! Con Cristiano Governa

Lei non sa chi sono io! Con Cristiano Governa

Lei non sa chi sono io! è un questionario semiserio per conoscere meglio i nostri autori. In questa puntata chiacchieriamo con Cristiano Governa: nato nel 1970, vive e lavora a Bologna. Per Bompiani ha scritto La strategia della clarissa.


Chi ti ha insegnato a leggere e scrivere?

Credo la maestra delle elementari. Si chiamava Dolores.

Volevi fare lo scrittore già da piccolo?

No, perché scrivere non mi serviva. Pensavo solo giocare a basket e a veder rincasare i miei. Appena ho capito che la pacchia non sarebbe durata, mi sono accorto della vita. Di quella degli altri, intendo. Appena ho avuto paura per me ho sentito quella degli sconosciuti. Raccontarli, in fondo, è la forma di egoismo di fronte alla quale la gente fatica a romperti le scatole. Io combatto l’impressione di non servire a un cazzo e la gente immagina che io sia sensibile.

Qual è il primo libro che ricordi di aver amato da bambino, e l’ultimo libro che hai letto? 


Il primo libro che ho amato erano le fiabe di Andersen. Ne ricordo ancora il titolo: Andersen sotto al caminetto. L’ultimo letto è I nove racconti di Salinger che rileggo una volta l’anno dagli anni novanta.

Dove scrivi, come scrivi (a mano o su un computer) e in quali momenti della giornata?

Scrivo su un pc. La mattina da quando mi sveglio (molto presto, verso le 6) fin quando non ho altri impegni.

Qual è la libreria che frequenti più spesso?

Non vado spesso in libreria.

In viaggio porti con te libri di carta o eReader?

Viaggio poco. Nel caso porto un libro di carta.

Dove preferisci leggere?

Leggo da letto.

In che ordine tieni i libri sui tuoi scaffali?

Nell’ordine in cui sono arrivati. In quello nel quale sono tornati dalle case nelle quali sono stati. In quello nel quale li troveranno quando non ci sarò più. Lascio che il caso dica la sua; infondo è qua da molto tempo prima di noi.

Casa editrice o autore straniero molto amato?

Autori stranieri (un po’ alla rinfusa) Flannery O’Connor, Simenon, Salinger, Friedrich Dürrenmatt, Carver, Cheever, Orwell, Čechov, Dumas, Céline, Faulkner, Alan Bennett, Oscar Wilde e altri.

Un titolo che ti rappresenta o che vorresti aver scoperto tu.

Anna e Marco di Lucio Dalla. La short story (in musica) che leggo da quarant’anni.

C’è un libro che ti ha salvato in un momento difficile, o che ha cambiato il tuo percorso di vita?

A casa dei miei, quando ero piccolo, trovai un libro di Ugo Gregoretti che si chiamava Il teatrino di casa mia. Era semplice, onesto e divertente. Il padre che provo a essere. Lo leggevo di notte quando, soffrendo di acetone, attendevo di vomitare. Raccontava le disavventure di una famiglia e probabilmente l’avventura di averne una. Mi faceva sperare quando non avevo motivi per farlo. Da piccolo, da solo, di notte. Col vomito nella canna della gola. Era lì con me.

Un libro che hai regalato a una persona amata?

Non credo di averne uno.

Qual è il personaggio letterario che hai amato maggiormente?

Su tutti Bartleby di Melville, poi Holden Caulfield di Salinger e Patrick Bateman di American Psycho.

E quale il luogo della letteratura – anche fantastico – che vorresti visitare?

La vita di lago, bettole e provincia che Piero Chiara descrive. Il piatto piange, La spartizione e La stanza del Vescovo sono il quartiere che abiterei volentieri. Col patto, s’intende, di tornare alla fine sempre a Bologna.

Quale libro secondo te si dovrebbe far leggere a scuola?

I libri vanno letti da soli, a casa. A scuola si deve imparare a leggerli senza rovinarli, a trattarli bene. In famiglia si impara quali leggere. Da soli quali scrivere.

Quale consiglio daresti a uno scrittore esordiente?

Di stare soli.

Facebook, Twitter, Instagram, o sei per il silenzio-social?

Non li amo e non li demonizzo. Uso FB come un bar virtuale nel quale gli amici (pochi) fingono di fraintendermi e mi vogliono bene lo stesso. Se fossi più bravo, riuscirei a dar di me un’idea rassicurante assumendo posizioni “scomode”. A farmi amare per le bizze e rispettare per le banalità. E ogni tanto cambierei foto del profilo con la campagna di sensibilizzazione di turno.

Un aggettivo per il tuo carattere e un carattere di stampa che ti piace.

Mi definirei “al corrente della mia miseria”. Un carattere che mi piace è quello che sembra la calligrafia della lettera scritta da un bambino, penso sia il Lucida no?

Copertina rigida o brossura?

Non ho preferenze.

Un tuo sogno?

Sogno che mio figlio sia felice e amato.


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