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— Parola all'autore

Lei non sa chi sono io! Con Bianca Pitzorno

Lei non sa chi sono io! Con Bianca Pitzorno

Lei non sa chi sono io! è un questionario semiserio per conoscere meglio i nostri autori. In questa puntata chiacchieriamo con Bianca Pitzorno: è autrice di molti romanzi di successo. Per Bompiani ha scritto Il sogno della macchina da cucire.


Chi ti ha insegnato a leggere e scrivere?

La maestra, in prima elementare. Col metodo delle aste, i ganci, gli anelli ecc... Era così noioso che dopo pochi mesi mi rifiutai di andare a scuola e così alla fine dell’anno fui bocciata e quello successivo dovetti iscrivermi come ripetente. Ero molto piccola, non avevo ancora sei anni e anche se per la mia famiglia fu una vergogna, io mi consideravo invece una martire. L’anno dopo, con lo stesso metodo, resistetti e imparai. Diventai subito una lettrice voracissima.

Volevi fare lo scrittore già da piccolo?

Assolutamente no. Scrivevo raccontini strampalati ma lo consideravo un gioco. I lavori che sognavo erano movimentati e avventurosi, come torero, pirata, esploratore... Siccome leggevo, sapevo che c’erano persone che si guadagnavano la vita scrivendo. Ma che scrivere potesse essere, anche per me, un mestiere lo scoprii solo verso i ventisette anni.

Qual è il primo libro che ricordi di aver amato da bambino, e l’ultimo libro che hai letto? 


Il primo libro che mi ha affascinato ancora prima che sapessi leggere era un librone, un testo universitario di un mio prozio ostetrico, intitolato Teratologia, pieno di foto e descrizioni di neonati malformati che io ritenevo provenissero da un altro pianeta. L’ho consumato a furia di sfogliarlo. L’ultimo libro che ho letto: Fuoco e Sangue di G.R.R. Martin...

Dove scrivi, come scrivi (a mano o su un computer) e in quali momenti della giornata?

Scrivo a casa, nella stanza destinata a studio, sul computer. Prima di arrivarci ho compiuto tutti i passaggi: dalla scrittura a mano poi a macchina meccanica – Valentina Olivetti – poi a macchina elettrica, poi videoscrittura e infine computer. Scrivo “sempre”, ovvero quando ho cominciato un libro mi siedo al computer appena alzata, faccio due brevissime pause per pranzo e cena, e poi riprendo fino a notte fonda. Spesso la notte sogno quello che scriverò l’indomani.

Qual è la libreria che frequenti più spesso?

A Milano non ne ho una fissa. Entro in quelle che trovo lungo il mio percorso, tipo la Feltrinelli della Stazione Centrale. Quando sto ad Alghero frequento quotidianamente Il Labirinto dei miei amici Nonis, una grande libreria a conduzione familiare che sta aperta fino alle undici di sera (“Finchè non chiude il gelataio accanto, non chiudiamo neppure noi”), anche di domenica, e chiude solo tre giorni all’anno. Ci si trova di tutto, non solo le novità. E se hai bisogno di qualcosa che non c’è te lo ordinano senza fare storie. Non sopporto le piccole librerie dove non ti conoscono ma, se non hanno quello che cerchi, vogliono convincerti a comprare qualcos’altro.

In viaggio porti con te libri di carta o eReader?

eReader. Ho un Kobo strapieno, soprattutto di classici molto lunghi di cui spesso ho voglia di rileggere qualche capitolo.

Dove preferisci leggere?

Preferisco un locale dove non ci sia nessuno e ci sia silenzio. Ma poi leggo dovunque capita.

In che ordine tieni i libri sui tuoi scaffali?

La narrativa, italiana e straniera insieme, secondo l’ordine alfabetico degli autori. La saggistica e la varia in uno scaffale diverso, divisa in blocchi per argomento.

Casa editrice o autore straniero molto amato?

Casa editrice amatissima la prima BUR del dopoguerra con la copertina grigia e il prezzo di un gelato. Autore straniero che ancora adesso adoro Victor Hugo. Faccio parte degli hugolatres.

Un titolo che ti rappresenta o che vorresti aver scoperto tu.

Ovviamente I miserabili.

C’è un libro che ti ha salvato in un momento difficile, o che ha cambiato il tuo percorso di vita?

Da bambina la serie di Bibi della danese Karin Mikaëlis. Da adulta Germinal di Émile Zola.

Un libro che hai regalato a una persona amata?

Che tu sia per me il coltello di David Grossman, a mio avviso il più bel romanzo d’amore del Novecento…

Qual è il personaggio letterario che hai amato maggiormente?

Pierre Bezuchov di Guerra e Pace.

E quale il luogo della letteratura – anche fantastico – che vorresti visitare?

Il pianeta Malacandra di Lontano dal pianeta silenzioso di C.S. Lewis.

Quale libro secondo te si dovrebbe far leggere a scuola?

Ogni scuola dovrebbe avere una biblioteca ben assortita e lasciar scegliere il libro che preferisce a ciascuno degli allievi. Si può consigliare la lettura solo se si conosce personalmente il futuro lettore. Io ho avuto sempre molto successo cosigliando La sinagoga degli iconoclasti di J. Rodolfo Wilcock.

Quale consiglio daresti a uno scrittore esordiente?

Non voler pubblicare a tutti i costi. Non accettare che l’editore corregga e snaturi il tuo testo pur di pubblicare. L’importante è scrivere qualcosa di cui sei soddisfatto tu stesso, non pubblicare e avere successo. Nella mia esperienza pubblicare o non pubblicare dipende unicamente dal caso, non dal valore del libro. Bisogna saperlo accettare e, se non si trova un editore, non farne una tragedia.

Facebook, Twitter, Instagram, o sei per il silenzio-social?

Io sarei per il silenzio. Ma per tre volte uno/a sconosciuto/a ha aperto una pagina Facebook a mio nome, con la mia foto, facendola passare per mia e mettendomi in bocca cose che io mai direi. Ho scoperto che non potevo impedirglielo se non prendendo io stessa il comando di quella pagina. Così adesso ho una pagina ufficiale, ma non la seguo molto.

Un aggettivo per il tuo carattere e un carattere di stampa che ti piace.

Solitaria. Times New Roman.

Copertina rigida o brossura?

Brossura.

Un tuo sogno?

Alla mia età, e con quello che mi vedo attorno, il mio sogno più grande è quello di essere risparmiata dall’Alzheimer e di poter morire lucida e consapevole. E possibilmente autonoma anche fisicamente.


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