Il ricamo
Reykjavík, fine Ottocento. Sigurlína è una giovane
vivace che ha un’abilità rara: i suoi ricami sono
opere d’arte. Ma non solo: vivendo con il padre
vedovo si occupa da sola della casa e lo affianca
nel suo lavoro di ricerca e catalogazione di antichi
manufatti islandesi e nell’accoglienza di studiosi
provenienti dall’estero. Ed è durante una di queste
visite che Sigurlína matura l’impulso di fuggire
dal suo paese per scoprire il mondo. Entrata per
caso in possesso di un reperto di enorme valore,
si imbarca per New York decisa a usarlo come
moneta di scambio con un ricco collezionista.
Il destino invece le riserverà una serie di avventure
rocambolesche a contatto con un’umanità varia,
dall’upper class di Manhattan alle colleghe di una
sartoria, come lei immigrate in cerca di fortuna.
Sigurlína conoscerà la durezza della grande città,
degli alloggi precari e del lavoro sommerso,
ma le sue capacità di ricamatrice le garantiranno
l’autonomia.
Quando la vita sembra offrirle finalmente
un’occasione il prezioso manufatto viene rubato
per ricomparire in tutto il suo splendore sotto
una teca del Metropolitan Museum. Nello stesso
momento a Reykjavík una commissione
d’inchiesta ufficiale si riunisce per fare luce
sulla sua scomparsa.
Sullo sfondo dei paesaggi rarefatti di un’Islanda
avviata verso l’indipendenza e di una New York
caotica in corsa verso il futuro, Sigrún Pálsdóttir
tesse un romanzo di formazione dal sapore
tragicomico, che gioca con il picaresco e ci regala
un personaggio femminile tenero e umanissimo
per parlarci dei patrimoni culturali, della loro
conservazione, del significato che hanno per
le nazioni e per ciascuno di noi.
Reykjavík, fine Ottocento. Sigurlína è una giovane
vivace che ha un’abilità rara: i suoi ricami sono
opere d’arte. Ma non solo: vivendo con il padre
vedovo si occupa da sola della casa e lo affianca
nel suo lavoro di ricerca e catalogazione di antichi
manufatti islandesi e nell’accoglienza di studiosi
provenienti dall’estero. Ed è durante una di queste
visite che Sigurlína matura l’impulso di fuggire
dal suo paese per scoprire il mondo. Entrata per
caso in possesso di un reperto di enorme valore,
si imbarca per New York decisa a usarlo come
moneta di scambio con un ricco collezionista.
Il destino invece le riserverà una serie di avventure
rocambolesche a contatto con un’umanità varia,
dall’upper class di Manhattan alle colleghe di una
sartoria, come lei immigrate in cerca di fortuna.
Sigurlína conoscerà la durezza della grande città,
degli alloggi precari e del lavoro sommerso,
ma le sue capacità di ricamatrice le garantiranno
l’autonomia.
Quando la vita sembra offrirle finalmente
un’occasione il prezioso manufatto viene rubato
per ricomparire in tutto il suo splendore sotto
una teca del Metropolitan Museum. Nello stesso
momento a Reykjavík una commissione
d’inchiesta ufficiale si riunisce per fare luce
sulla sua scomparsa.
Sullo sfondo dei paesaggi rarefatti di un’Islanda
avviata verso l’indipendenza e di una New York
caotica in corsa verso il futuro, Sigrún Pálsdóttir
tesse un romanzo di formazione dal sapore
tragicomico, che gioca con il picaresco e ci regala
un personaggio femminile tenero e umanissimo
per parlarci dei patrimoni culturali, della loro
conservazione, del significato che hanno per
le nazioni e per ciascuno di noi.