Attraversare i muri
In occasione della retrospettiva che il MoMA le dedicò, Marina Abramovic realizzò una delle performance più lunghe di sempre: settecento ore su una sedia a fissare immobile di fronte a sé le persone - più di 750mila - che avevano fatto la fila fuori dal museo per avere la possibilità di comunicare in silenzio con la più celebre performance artist contemporanea. La celebrazione di quasi cinquant'anni di attività rivoluzionaria.
Nata nel 1946 da genitori comunisti sotto il regime di Tito nella Jugoslavia postbellica,
Marina Abramovic fu educata secondo una ferrea etica del lavoro. Agli esordi della carriera viveva ancora con la madre, sotto il suo totale controllo,
un rigido coprifuoco la costringeva a rincasare entro le dieci. Ma la curiosità insaziabile, il desiderio di entrare in contatto con la gente e il senso dell'umorismo la spinsero oltre, e ancora costraddistinguono lei e la sua arte.
Al cuore di questa autobiografia c'è la storia d'amore con il collega Ulay: una relazione sentimentale e professionale leggendaria, durata dodici anni, fino al celeberrimo epilogo sulla
Grande Muraglia cinese. La storia di Marina
Abramovié, commovente, epica e ironica, ci racconta una carriera eccezionale. Abramovic ha messo alla prova i limiti del corpo, del dolore, dello sfinimento e del pericolo, e ha dilatato per sempre i confini di ciò che definiamo arte.
In occasione della retrospettiva che il MoMA le dedicò, Marina Abramovic realizzò una delle performance più lunghe di sempre: settecento ore su una sedia a fissare immobile di fronte a sé le persone - più di 750mila - che avevano fatto la fila fuori dal museo per avere la possibilità di comunicare in silenzio con la più celebre performance artist contemporanea. La celebrazione di quasi cinquant'anni di attività rivoluzionaria.
Nata nel 1946 da genitori comunisti sotto il regime di Tito nella Jugoslavia postbellica,
Marina Abramovic fu educata secondo una ferrea etica del lavoro. Agli esordi della carriera viveva ancora con la madre, sotto il suo totale controllo,
un rigido coprifuoco la costringeva a rincasare entro le dieci. Ma la curiosità insaziabile, il desiderio di entrare in contatto con la gente e il senso dell'umorismo la spinsero oltre, e ancora costraddistinguono lei e la sua arte.
Al cuore di questa autobiografia c'è la storia d'amore con il collega Ulay: una relazione sentimentale e professionale leggendaria, durata dodici anni, fino al celeberrimo epilogo sulla
Grande Muraglia cinese. La storia di Marina
Abramovié, commovente, epica e ironica, ci racconta una carriera eccezionale. Abramovic ha messo alla prova i limiti del corpo, del dolore, dello sfinimento e del pericolo, e ha dilatato per sempre i confini di ciò che definiamo arte.