Il ritorno della casta
C’è un filo nero che attraversa cinquant’anni di storia italiana. Un filo che lega i santuari della P2 alle stanze del potere contemporaneo, passando per i decreti d’emergenza dei governi Berlusconi e le timide rese della sinistra. È il filo della restaurazione.
In questo libro il più autorevole giornalista d’inchiesta italiano scoperchia il vaso di Pandora della riforma costituzionale della giustizia. Non è una riforma: è una capitolazione. È l’approdo di un piano eversivo nato agli albori della Repubblica e che oggi sta assumendo forme sempre più inquietanti, in Italia e nel mondo.
Dalla riforma Castelli del 2005, sotto il secondo Governo Berlusconi – poi bocciata da Ciampi perché incostituzionale – alla riforma Mastella, che portò al crollo verticale delle inchieste (un agghiacciante -91% per i reati di concussione), fino alla riforma Cartabia, con il colpo di spugna dell’improcedibilità e il bavaglio alla cronaca giudiziaria, che impone l’oblio sul malaffare ancor prima che venga accertato: questo ultimo assalto alla magistratura è figlio di una strategia di “omeopatizzazione” dell’azione giudiziaria che sembra corrispondere in modo inquietante ai piani eversivi della P2 di Licio Gelli.
Attraverso un’analisi lucida e documentata, Ranucci rivela tutte le ipocrisie e le falle del nuovo sistema mirato a mortificare uno dei tre poteri dello Stato. E come sempre si chiede: alla fine chi paga il conto? Nonostante la propaganda prometta processi più veloci, la realtà che uscirebbe dalla riforma sarebbe quella di un aumento dei costi e del rischio di una paralisi burocratica. Insomma, una giustizia a due velocità: un’autostrada garantista per i colletti bianchi e i potenti, un vicolo cieco per i più deboli, noi cittadini comuni.
C’è un filo nero che attraversa cinquant’anni di storia italiana. Un filo che lega i santuari della P2 alle stanze del potere contemporaneo, passando per i decreti d’emergenza dei governi Berlusconi e le timide rese della sinistra. È il filo della restaurazione.
In questo libro il più autorevole giornalista d’inchiesta italiano scoperchia il vaso di Pandora della riforma costituzionale della giustizia. Non è una riforma: è una capitolazione. È l’approdo di un piano eversivo nato agli albori della Repubblica e che oggi sta assumendo forme sempre più inquietanti, in Italia e nel mondo.
Dalla riforma Castelli del 2005, sotto il secondo Governo Berlusconi – poi bocciata da Ciampi perché incostituzionale – alla riforma Mastella, che portò al crollo verticale delle inchieste (un agghiacciante -91% per i reati di concussione), fino alla riforma Cartabia, con il colpo di spugna dell’improcedibilità e il bavaglio alla cronaca giudiziaria, che impone l’oblio sul malaffare ancor prima che venga accertato: questo ultimo assalto alla magistratura è figlio di una strategia di “omeopatizzazione” dell’azione giudiziaria che sembra corrispondere in modo inquietante ai piani eversivi della P2 di Licio Gelli.
Attraverso un’analisi lucida e documentata, Ranucci rivela tutte le ipocrisie e le falle del nuovo sistema mirato a mortificare uno dei tre poteri dello Stato. E come sempre si chiede: alla fine chi paga il conto? Nonostante la propaganda prometta processi più veloci, la realtà che uscirebbe dalla riforma sarebbe quella di un aumento dei costi e del rischio di una paralisi burocratica. Insomma, una giustizia a due velocità: un’autostrada garantista per i colletti bianchi e i potenti, un vicolo cieco per i più deboli, noi cittadini comuni.