Diffidare delle cucine pulite
Ma esiste poi davvero, l’amore maturo, o in
fondo ogni grande amore ha una radice infantile,
istintiva, che nulla ha a che vedere con la maturità
e tutto, invece, con il perdere l’equilibrio?
Quando incontra Bernardo, Beatrice ha trent’anni
meno di lui ma è convinta di sapere moltissimo
della vita. E invece l’incontro con lui la travolge.
Sono molto diversi, Beatrice e Bernardo: lei un
fiume in piena di parole e paure, lui una diga
sicura della propria forza. Persone come loro sono
destinate a infrangersi senza mai toccarsi davvero,
e invece Beatrice e Bernardo non possono fare
a meno di perdersi l’uno dentro l’altra, con un
amore tanto rivoluzionario da sembrare eterno
e un’allegria da fare invidia agli dèi.
Ma la benevolenza divina, si sa, è di breve durata:
Bernardo decide di andarsene senza spiegazioni
e senza voltarsi indietro, lasciando Beatrice
naufraga in un mare di ricordi e di domande.
Questo romanzo comincia dalla fine, da una
scatola a cui i due innamorati avevano affidato
il loro“Archivio per la vecchiaia”, fatto dei ricordi
più luminosi attraverso cui misurare la vita
trascorsa, a tempo debito. Ma come si misura
il tempo quando non c’è più l’amore?
In un continuo movimento tra i frammenti felici
di un “trapassato sconvolgente” e la quiete
innaturale del “passato triste” venuto dopo,
Elisa del Mese si affida alla narrazione come
alla lente più potente per la vita, decisa a trovare
per l’amore dei due protagonisti spiegazioni più
utili delle diagnosi degli psichiatri (“Si chiama
relazione narcisistica speculare: ci sono persone che
preferiscono venerarsi piuttosto che conoscersi”).
Fino a un’intuizione dolce come una carezza
a lungo attesa: se sappiamo lasciar fuori
la delusione, i grandi amori sono per sempre.
Ma esiste poi davvero, l’amore maturo, o in
fondo ogni grande amore ha una radice infantile,
istintiva, che nulla ha a che vedere con la maturità
e tutto, invece, con il perdere l’equilibrio?
Quando incontra Bernardo, Beatrice ha trent’anni
meno di lui ma è convinta di sapere moltissimo
della vita. E invece l’incontro con lui la travolge.
Sono molto diversi, Beatrice e Bernardo: lei un
fiume in piena di parole e paure, lui una diga
sicura della propria forza. Persone come loro sono
destinate a infrangersi senza mai toccarsi davvero,
e invece Beatrice e Bernardo non possono fare
a meno di perdersi l’uno dentro l’altra, con un
amore tanto rivoluzionario da sembrare eterno
e un’allegria da fare invidia agli dèi.
Ma la benevolenza divina, si sa, è di breve durata:
Bernardo decide di andarsene senza spiegazioni
e senza voltarsi indietro, lasciando Beatrice
naufraga in un mare di ricordi e di domande.
Questo romanzo comincia dalla fine, da una
scatola a cui i due innamorati avevano affidato
il loro“Archivio per la vecchiaia”, fatto dei ricordi
più luminosi attraverso cui misurare la vita
trascorsa, a tempo debito. Ma come si misura
il tempo quando non c’è più l’amore?
In un continuo movimento tra i frammenti felici
di un “trapassato sconvolgente” e la quiete
innaturale del “passato triste” venuto dopo,
Elisa del Mese si affida alla narrazione come
alla lente più potente per la vita, decisa a trovare
per l’amore dei due protagonisti spiegazioni più
utili delle diagnosi degli psichiatri (“Si chiama
relazione narcisistica speculare: ci sono persone che
preferiscono venerarsi piuttosto che conoscersi”).
Fino a un’intuizione dolce come una carezza
a lungo attesa: se sappiamo lasciar fuori
la delusione, i grandi amori sono per sempre.