Contro gli imperi
Per quasi un secolo abbiamo potuto dimenticare
la guerra, o perlomeno considerarla come qualcosa
che ci riguardava più sul piano etico che su quello
concreto. Per quasi un secolo abbiamo creduto
che le dittature fossero un monito sui libri di
scuola o spettri confinati in mondi lontani.
E invece oggi siamo qui, in un mondo che brucia
ed è nuovamente dominato da logiche imperiali.
Che Russia e Cina si muovessero in questa
direzione era chiaro da tempo: la vera novità,
dirompente e inattesa, sono gli Stati Uniti di
Trump, che hanno sconvolto dall’interno l’ordine
liberale internazionale che per primi avevano
contribuito a costruire. Se noi abbiamo potuto
vivere la nostra durevole pace è anche perché
c’erano loro a garantirla, ma ora il primo ministro
canadese lo ha detto con parole nette: quella
in atto “non è una transizione, è una rottura”.
Attingendo alla potente metafora del “modello
di Schweller” queste pagine ci raccontano come
la superpotenza americana abbia abbandonato
il ruolo del leone che veglia sulla foresta per
tornare a vestire quello di lupo affamato in un
mondo popolato di altri lupi e di sciacalli pronti
a seguirli. In questo scenario, qual è il ruolo degli
agnelli che ancora credono nella democrazia?
Vittorio Emanuele Parsi ce lo spiega con lucidità
e senza sconti, indicando con altrettanta chiarezza
a quale conseguenza andremo incontro se non
sapremo reagire: la servitù.
Questo libro non vuole essere un requiem per
le nostre democrazie. Piuttosto, Parsi ci indica
cosa possiamo fare per difendere la libertà che
abbiamo ereditato dai nostri genitori e dai nostri
nonni. La strada esiste. Ma richiede coraggio,
onestà, e la capacità di perseguire una via
difficile: quella di essere pacifici, ma non imbelli.
Quella di rinunciare alla nostalgia e perseguire
una strategia nuova, fatta di forza e di fierezza
ma anche di capacità di cooperare per difendere
lo spazio felice della nostra libertà.
Per quasi un secolo abbiamo potuto dimenticare
la guerra, o perlomeno considerarla come qualcosa
che ci riguardava più sul piano etico che su quello
concreto. Per quasi un secolo abbiamo creduto
che le dittature fossero un monito sui libri di
scuola o spettri confinati in mondi lontani.
E invece oggi siamo qui, in un mondo che brucia
ed è nuovamente dominato da logiche imperiali.
Che Russia e Cina si muovessero in questa
direzione era chiaro da tempo: la vera novità,
dirompente e inattesa, sono gli Stati Uniti di
Trump, che hanno sconvolto dall’interno l’ordine
liberale internazionale che per primi avevano
contribuito a costruire. Se noi abbiamo potuto
vivere la nostra durevole pace è anche perché
c’erano loro a garantirla, ma ora il primo ministro
canadese lo ha detto con parole nette: quella
in atto “non è una transizione, è una rottura”.
Attingendo alla potente metafora del “modello
di Schweller” queste pagine ci raccontano come
la superpotenza americana abbia abbandonato
il ruolo del leone che veglia sulla foresta per
tornare a vestire quello di lupo affamato in un
mondo popolato di altri lupi e di sciacalli pronti
a seguirli. In questo scenario, qual è il ruolo degli
agnelli che ancora credono nella democrazia?
Vittorio Emanuele Parsi ce lo spiega con lucidità
e senza sconti, indicando con altrettanta chiarezza
a quale conseguenza andremo incontro se non
sapremo reagire: la servitù.
Questo libro non vuole essere un requiem per
le nostre democrazie. Piuttosto, Parsi ci indica
cosa possiamo fare per difendere la libertà che
abbiamo ereditato dai nostri genitori e dai nostri
nonni. La strada esiste. Ma richiede coraggio,
onestà, e la capacità di perseguire una via
difficile: quella di essere pacifici, ma non imbelli.
Quella di rinunciare alla nostalgia e perseguire
una strategia nuova, fatta di forza e di fierezza
ma anche di capacità di cooperare per difendere
lo spazio felice della nostra libertà.