Giunti Editore

Yuval Noah Harari racconta "21 lezioni per il XXI secolo"

In un mondo invaso da informazioni irrilevanti, la lucidità è potere. La censura non opera bloccando il flusso di informazioni, ma inondando le persone di disinformazione e distrazioni. 21 lezioni per il XXI secolo si fa largo in queste acque torbide e affronta alcune delle questioni più urgenti dell'agenda globale contemporanea. Un libro non dà alle persone cibo o vestiti, però può offrire un po' di chiarezza, contribuendo ad appianare le differenze a livello globale. Se questo libro riuscirà a far sì che anche solo una manciata di persone si unisca al dibattito sul futuro della nostra specie, allora avrà fatto il suo dovere.

Yuval Noah Harari approfondisce in una serie di video alcuni dei concetti chiave del suo ultimo libro.

Indice dei video

  • La politica e il futuro [vedi]
  • Consigli per i lavoratori del futuro [vedi]
  • A chi appartengono i dati [vedi]
  • Hackerare gli esseri umani [vedi]
  • La democrazia liberale è in crisi? [vedi]

Cinque idee tratte da 21 lezioni per il XXI secolo

  1. «Una volta che l’IA prenderà le decisioni sulle nostre carriere e magari anche sulle nostre relazioni, anche le nostre idee di umanità e di vita dovranno cambiare.»
  2. «Come specie, abbiamo sempre vissuto nell’era della post-verità. Homo sapiens è una specie post-verità, il cui potere dipende dal creare narrazioni e dal credervi.»
  3. «Nonostante la novità assoluta rappresentata dalle sfide tecnologiche e l’asprezza del confronto politico, il genere umano può essere all’altezza della situazione se teniamo le nostre paure sotto controllo e coltiviamo le nostre visioni con un po’ più di umiltà.»
  4. «Per il pensiero laico la moralità e la saggezza sono insite nella natura stessa di tutti gli uomini. Pertanto c’è solo da aspettare che almeno qualche valore emerga nelle società umane di tutto il mondo, e sarà patrimonio comune dei musulmani, dei cristiani, degli indù e degli atei.»
  5. «Se greci e tedeschi non possono concordare su un destino comune, e se cinquecento milioni di ricchi europei non possono assimilare pochi milioni di miserabili rifugiati, quali possibilità abbiamo di superare i conflitti di gran lunga più seri che affliggono la nostra civiltà globale?»